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CASO STUDIO: DIGITAL PR = GENERAZIONE DI CONVERSIONI

da | Gen 2, 2018 | Digital PR e Media Relations | 0 commenti

Le attività di Digital PR portano anche a una generazione di conversioni?

La risposta è “Sì, è possibile”

Vi porto il caso di un progetto che ho seguito in prima persona e di cui ero co-fondatrice (uso il passato perché si tratta semplicemente di un progetto marginale, che è stato sviluppato parallelamente ad altre attività e che procede molto lentamente – per scelte volontarie).

Il 28 aprile 2015 esce su Corriere Innovazione un articolo che parla di questo progetto: http://corriereinnovazione.corriere.it/…/chiavetta-usb-che-…

[L’articolo è stato ottenuto semplicemente inviando alla giornalista un comunicato stampa, che raccontava la storia della nascita di questo progetto. Avevo recuperato il contatto da Linkedin e non avevo comunicato alla giornalista che ero co-fondatrice di questo progetto, ma avevo solamente raccontato come era nato, mettendo in luce il fondatore principale, che si era occupato dello sviluppo.

Ci tengo a precisare che con la giornalista non era presente alcun rapporto di amicizia e i contatti professionali tra di noi erano avvenuti solamente in occasione dell’invio di altri comunicati nell’ambito di lavori che seguivo per altri miei clienti.]

Il focus del comunicato era sulla storia del progetto, sugli obiettivi futuri e sul funzionamento del sistema. Non avevamo ancora numeri consistenti a supporto, quindi abbiamo preferito concentrarci su altre tematiche.

Questo era l’attacco della mail inviata:

“Ciao Giulia,
ti scrivo per presentarti X, un progetto informatico dedicato ai bambini, realizzato da un giovane di 26 anni. Questo progetto consiste nella creazione di una chiavetta USB, che contiene un sistema operativo totalmente personalizzato (basato su Linux) per i bambini dai 3 ai 10 anni.

I genitori e i loro bambini trovano in queste chiavette un sistema operativo completamente personalizzato (ecc…)”

Poche righe di introduzione e come allegato il comunicato + un file dropbox contenente alcune immagini.

Questo, invece, è l’attacco del comunicato:

“Digitale e bambini: un sistema operativo personalizzato per i più piccoli in una chiavetta USB.
In una chiavetta USB i genitori e i loro bambini trovano un sistema operativo completamente personalizzato: in questo modo i più piccoli possono studiare, giocare e divertirsi (imparando a usare il pc), senza correre rischi e sperimentando.
‘Inserendo la chiavetta nella porta USB di un pc si avvia un ambiente digitale dedicato ai più piccoli. Estraendola tutto torna come prima. Il nostro obiettivo sono il divertimento e la sicurezza per bambini e genitori.'”

Mail inviata alla giornalista il 16 aprile, risposta ottenuta il 20 aprile (con richiesta di intervista) e otto giorni dopo, il 28, è avvenuta la pubblicazione.

Non stavamo effettuando azioni di advertising, quindi le conversioni arrivate tra il 28 e il 29 aprile arrivavano solamente da questa pubblicazione (che era senza link al sito).

Grazie a questa pubblicazione in 24 ore sono stati acquistati 102 prodotti, per un totale di 2.034€ (il costo era molto basso).

Per il mese di maggio abbiamo proseguito solo
con un’attività di Digital PR, escludendo ogni tipologia di advertising.
Risultati: 218 prodotti acquistati e 4.332€ di vendite

– (mi rendo conto che sono numeri molto piccoli, ma è solo per darvi un’idea delle dinamiche che abbiamo cercato di seguire) –

Sono test effettuati volontariamente, perché occupandomi proprio di PR e sentendo molte volte le persone chiedere: “Ma si possono ottenere delle conversioni?”, volevo costruire una serie di casi studio da portare come esempi concreti.

Devo essere sincera, le PR da sole, però, non bastano mai.

Le PR funzionano davvero solo se vengono inserite all’interno di una strategia più ampia, che comprende più attività.

Sono parte di un ingranaggio e se utilizzate da sole hanno un’efficacia limitata.

Dopo il periodo di test tra fina aprile e maggio, abbiamo iniziato abbiamo iniziato a sviluppare anche azioni di advertising (solo attraverso Facebook, per poche centinaia di euro).

E la combinazione tra PR e advertising ha portato a diversi benefici, tra cui l’ottenimento di un colloquio con un professionista che operava all’interno del Ministero dell’Istruzione, contatti con delle scuole per avviare delle collaborazioni e inizio di collaborazioni commerciali con rivenditori fisici (per un totale di oltre 80 in tutta Italia).

[COSA POSSIAMO RICAVARE DA QUESTO CASO STUDIO?]

 Concentrarsi sulla descrizione del proprio progetto, sottolineando quali problematiche risolve e in che modo, è la parte fondamentale.

Se non si hanno ancora numeri consistenti (perché magari la propria realtà imprenditoriale è nata da poco), ma se si ha tra le mani un progetto che mostra la capacità di risolvere un problema, la strada delle pubblicazioni anche su grandi testate non è chiusa.

Non serve essere amici di un giornalista per ottenere una pubblicazione (c’è chi pensa che questo sia l’unico modo per avere un canale privilegiato) 😉

Saper aspettare, senza pressare il giornalista, è molto importante. Quando ero dall’altra parte della barricata e lavoravo come giornalista, anni fa, a volte mi capitava di ricevere dei comunicati stampa la mattina e di leggere dopo qualche ora la mail dell’ufficio stampa che mi chiedeva se avevo intenzione di pubblicare la comunicazione…


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