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Digital PR: l’importanza di raggiungere spazi esclusivi

da | Lug 6, 2018 | Digital PR e Media Relations | 0 commenti

Uno degli aspetti più importanti per quanto riguarda il mondo delle media relations è quello legato al raggiungimento degli spazi esclusivi a livello mediatico. Ma che cosa significa?

Cerchiamo di dare una risposta che chiarisca questo punto.

In primo luogo, è bene precisare che in questo articolo mi riferirò solamente a tecniche di digital pr che non prevedono un pagamento in cambio di una pubblicazione. Ritengo, infatti, che l’abilità di un digital pr specialist stia proprio nel far ottenere al proprio cliente un’esposizione mediatica amplificata, senza per forza ricorrere ad uno scambio monetario. 
Torniamo a noi, però. Cosa voglio dire con “spazio esclusivo”? Con questa espressione mi riferisco proprio alle pubblicazioni ottenute grazie ad una precisa strategia di digital pr, basata su contenuti mediaticamente interessanti e su un rapporto di fiducia professionale costruito con i singoli giornalisti.

Perché le pubblicazioni su quotidiani, magazine, ecc vengono viste come ESCLUSIVE? Per il semplice fatto che ottenere un articolo, una menzione, un’intervista su questi media – e ricordiamo che stiamo parlando di pubblicazioni NON a pagamento – non è “alla portata di tutti”, in quanto non ci troviamo di fronte a spazi a cui non tutti possono accedere.

Si accede solamente dopo aver passato una selezione da parte dei giornalisti e della redazione.

E no, non è sufficiente aprire il portafoglio.

Non è il frutto della casualità, ma è il risultato di un lavoro progettato, preparato ed eseguito sulla base del disegno di una strategia di digital pr.

Non solo, però. Infatti, per poter ottenere spazi rilevanti all’interno di media di rilievo, con una certa frequenza, il comunicato stampa che parla del nostro progetto o di quello dei nostri clienti deve rispettare determinate caratteristiche. In particolare, ci sono due aspetti che devono essere soddisfatti, per poter raggiungere questa tipologia di risultato:

  • il comunicato stampa deve essere informativo (e non promozionale)
  • il comunicato stampa deve essere mediaticamente interessante. Questo vuol dire che senza degli elementi capaci di attirare l’attenzione di un giornalista, sarà difficile raggiungere un’esposizione che non sia settoriale. Quando si parla di grandi media, infatti, il target è molto meno specifico e, pertanto, l’interesse del giornale è quello di proporre ai lettori contenuti “generali”, in grado di essere compresi ed apprezzati da una vasta demografia.

Proprio per queste “barriere” (e per molte altre) non tutti i progetti sono in grado di accedere a determinati spazi mediatici ed è ciò che crea l’esclusività di determinate pubblicazioni.

Come abbiamo già visto in molti altri articoli, anche in questo caso non si tratta di autopromozione, nonostante l’obiettivo finale sia collegato in qualche modo a questo aspetto. Specialmente in un’esposizione mediatica di questa tipologia, il pubblico non percepirà il nostro contenuto come una “pubblicità”. Il vantaggio di questo aspetto è chiaro, in quanto l’attenzione dei fruitori sarà più alta del solito, permettendoci di fare breccia e stuzzicare il loro interesse nel migliore dei modi.

A questo punto, solitamente, quando spiego ad un cliente proprio questo discorso, mi viene posta la fatidica domanda: perchè conviene spendere così tanto tempo nella ricerca dell’esclusività?

La risposta è semplice. Il fatto, infatti, è che a differenza di uno spot pubblicitario, in cui è palese che lo spazio sia stato acquistato, talvolta anche per cifre molto alte, in questo caso il focus viene dato dal media stesso.

Prendiamo come esempio un servizio pubblicitario. È chiaro che, quando il servizio (NON a pagamento) andrà in onda, ciò che verrà percepito dallo spettatore sarà che il telegiornale ha deciso di dedicare una parte della propria trasmissione al progetto in questione. Inoltre, trattandosi di una fonte autorevole, la demografia raggiunta non sarà solamente più ampia, ma anche più portata a tenere in alta considerazione ciò che viene mostrato. Non siamo noi ad accendere una piccola luce, ma è una fonte esterna di grande spessore a puntare i riflettori sul nostro prodotto o servizio. È chiaro che la differenza sia importante e che il risultato finale porti a due risultati completamente differenti.

La chiave, in tutto questo, risiede nella organicità dell’esposizione. Non pagando, l’intero processo risulta molto più naturale e trasparente; un aspetto che si rifletterà anche nel servizio o nell’articolo pubblicato.

Il vero meccanismo che sta alla base di una strategia di digital pr efficace, a mio modo di vedere, è proprio questo. Grazie ad un lavoro di comunicazione con i media, l’obiettivo è quello di ritagliarsi degli spazi esclusivi, all’interno dei quali e con i quali costruire ed ampliare un gruppo di persone interessate al proprio prodotto, progetto o servizio, che vengono “colpite” dal servizio televisivo o dall’articolo e che, di conseguenza, decidono di informarsi di più ed entrare in contatto con la nostra realtà.

Non si tratta di un lavoro banale.

Una strategia di digital PR non può essere creata dall’oggi al domani , senza preparazione.

Sono necessarie delle competenze specifiche e la conoscenza di tecniche particolari (che spiego nel dettaglio nel corso “Digital PR e Media Relations”), per potersi relazionare con i media più importanti ed influenti nel modo corretto e per produrre dei contenuti in grado di attirare la loro attenzione. La comunicazione deve seguire determinate regole e principi, che, se non vengono osservati, difficilmente porteranno ad un risultato rilevante.


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