“E se i giornalisti non rispondono alle mail?”

“Se non prendono in considerazione il comunicato stampa che ho inviato, cosa possa fare?”

Questa domanda ci viene posta spesso, soprattutto durante corsi e workshop o nel momento in cui iniziamo un percorso di consulenza, per cercare di aiutare manager e comunicatori a sviluppare delle nuove strategie di media relations.

Ed proprio su questo argomento che vogliamo concentrarci in questo articolo, perchè può capitare, durante una campagna di PR, di non ricevere risposta dai giornalisti o non riuscire ad ottenere – subito – la pubblicazione alla quale si punta.

In questi casi, esistono delle strategie che si possono applicare, in modo da poter porre rimedio e cambiare rotta per la campagna in corso e per quella successiva.

FATE UN PASSO INDIETRO

In primo luogo è essenziale rivedere totalmente – dall’inizio – il processo che si è attuato, in modo da individuare potenziali errori (dalla definizione del focus alla scrittura del comunicato stampa, dalla preparazione della mail alla scelta dei giornalisti da contattare).

Forse si può utilizzare un titolo diverso per il comunicato stampa, oppure si può inserire un oggetto differente per quanto riguarda l’email. E ancora, magari dobbiamo concentrarci su dei contenuti mediaticamente più interessanti oppure dobbiamo modificare l’attacco del comunicato.

Il nostro consiglio è di analizzare dall’inizio ogni elemento, dai contenuti prodotti alla strategia di diffusione applicata, e individuare le potenziali criticità che non hanno permesso di raggiungere l’obiettivo.

Eppure, chi si occupa di digital pr da molto tempo lo sa bene, talvolta anche questo processo di analisi sembra non portare a nulla di buono. Potrebbe essere, infatti, che ogni azione sia stata eseguita nella maniera corretta. Il comunicato stampa può essere scritto bene, il focus può essere “notiziabile”, l’email può essere arrivata ai giornalisti in target e tutto può sembrare in linea con le tecniche più efficaci.

Nonostante questo, però, il risultato non arriva.

Ecco, che cosa si può fare in queste situazioni?

CONTATTATE (DI NUOVO) GLI STESSI GIORNALISTI (PER COLLABORARE)

Un’altra azione da mettere in campo riguarda il contatto dei giornalisti che hanno già ricevuto la nostra comunicazione.

Ricontattateli, ma non per chiedergli se hanno ricevuto il contenuto, poiché è chiaro che l’abbiano ricevuto e che il comunicato non abbia catturato la loro attenzione.

Quello che dovete fare è porvi in un’ottica di aiuto e di supporto nei confronti del giornalista.

Questo significa chiedere ai redattori se necessitano di maggiori informazioni legate all’industria in cui la propria azienda è operativa, oppure offrire loro l’accesso ai vostri dati, in modo da poter creare un articolo più completo e più informativo.

Eseguendo questo processo, ci si pone in maniera completamente diversa e si viene percepiti differentemente dal giornalista, poiché si supera la fase in cui si spinge al fine di essere pubblicati, per favorire una collaborazione basata sull’interesse del pubblico di lettori.

Il “segreto” è quindi porsi come un supporto concreto per il giornalista. 

CAMBIATE PROSPETTIVA

Nelle digital pr, dunque, la flessibilità gioca un ruolo fondamentale. Essere in grado di cambiare prospettiva molto rapidamente è una qualità davvero importante da sviluppare, per poter avere successo in questo settore. Perché? 

Perchè si creano delle dinamiche sempre nuove e difficilmente schematizzabili. Chiaramente esiste un approccio migliore di altri e che, statisticamente, permette di ottenere un maggior numero di pubblicazioni. Tuttavia, il pensare di applicare le strategie alla cieca, anche se giuste, e di non imbattersi mai in situazioni di difficoltà è semplicemente un’utopia.

IMPARATE DALLE CAMPAGNE “SBAGLIATE” DI MEDIA RELATIONS

È facile parlare esclusivamente di campagne andate alla perfezione, che rappresentano un perfetto caso studio.

Chiaramente, tutti amano mettere in mostra i propri risultati positivi, ma pensiamo che possa essere ancora più costruttivo parlare delle criticità e dei momenti complessi, condividendo il modo in cui si è riusciti a superarli. Andare ad analizzare anche la parte “negativa” della medaglia può essere un ottimo modo per sperimentare nuove strade.

Ora, è chiaro che per fare ciò si deve avere uno spirito molto critico ed avere l’umiltà di mettere in dubbio il proprio operato.

Il nostro invito, dunque, è proprio quello di non aver timore di analizzare una campagna di PR andata male, perchè è in queste circostanze che si nascondono le opportunità di crescita (anche in vista delle campagne di media relations successive). 

NON ABBANDONATE IL COMUNICATO, MA MODIFICATELO E RIVEDETE IL MODO DI COMUNICARE IL FOCUS

Un approccio errato nel caso in cui il primo invio del comunicato si riveli inefficace, è quello di abbandonare completamente l’idea di diffondere quel contenuto.

Prima di decidere di “cestinare” il comunicato stampa prodotto e apparentemente incapace di portare risultati, è fondamentale pensare di rivedere la modalità di scrittura e di comunicazione.

  • State comunicando il focus nel modo corretto?
  • Oppure avete inserito più focus differenti nello stesso comunicato?
  • Le prime cinque righe del comunicato fanno emergere gli elementi mediaticamente interessanti?

Cercate di dare delle risposte a queste domande rivestendo il ruolo di critici nei confronti del contenuto che avete scritto e provate a modificare il testo portando alla luce la “notizia”.


Hai un’azienda o un progetto e vuoi capire in che modo le Media Relations possono aiutarti?

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RISORSE:

PDF GRATUITO: “Come contattare i giornalisti”: http://bit.ly/2HAuHY7

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