La maggior parte delle email che i giornalisti ricevono vengono cestinate senza nemmeno essere aperte.

Questa affermazione è vera? O è solo un luogo comune?

Probabilmente è così, i giornalisti NON leggono tutte le mail che ricevono (e che contengono comunicati stampa). Ed è legittimo, fa parte di una selezione “naturale”. Un giornalista, infatti, per effettuare una prima “scrematura” dei contenuti che riceve valuta se l’oggetto della singola mail contiene delle informazioni interessanti per lui.

(tenete presente che a volte ricevono mail riguardanti argomenti totalmente lontani dal loro campo di interesse)

Se non gli/le interessa, allora la destinazione sarà una sola: “cestino”. E si passa alla prossima.

Un caporedattore di un quotidiano – qualche tempo fa – ci ha dato conferma: “Ne leggiamo una su dieci”

(riferendosi, appunto, alle mail che riceve dai vari uffici stampa)

Alla luce di quanto detto, trasferendoci su un piano pratico, uno dei principali obiettivi – concreti – di un ufficio stampa, di un digital pr specialist e di chi si occupa di relazioni con i media è quello riuscire ad essere in quel 10%.

Rientrare nel raggio di interesse dei giornalisti che vogliamo contattare.

Per fare in modo che questo accada deve configurarsi questa tipologia di situazione: il contenuto mediatiacamente interessante e informativo deve incontrare – al momento giusto – lo sguardo e l’attenzione di un giornalista perfettamente in target.

Banale, giusto?

Se ci si limita a dirlo e immaginarlo, sì, ma vi assicuriamo che metterlo in pratica, soprattutto se si tratta di un’azione che deve essere ripetuta per N aziende, non lo è.

Per quanto riguarda lo sviluppo di contenuti mediaticamente interessanti, vi suggeriamo di guardare attentamento questo video (in cui mostriamo anche tre casi studio reali).

Per quanto concerne la seconda parte, invece, si deve operare in un’ottica di collaborazione con il giornalista.

Sì, perchè crediamo fermamente che il rapporto da instaurare con i giornalisti debba essere collaborativo.

Dobbiamo sviluppare la consapevolezza che dall’altra parte dello schermo troviamo sempre un professionista dell’informazione e quindi dobbiamo cercare di inviargli solamente dei contenuti veramente interessanti per lui.

Per fare ciò, i comunicati che gli mandiamo devono rappresentare dei contenuti non promozionali, ma informativi.

In questo modo si rispetterà concretamente, in maniera tangibile, la sua professione e il suo ruolo. Dobbiamo comprendere che entrambi stiamo andando nella medesima direzione. Sia l’ufficio stampa che la redazione, infatti, vogliono portare dei contenuti utili ai propri lettori.

Ora, non nascondiamoci, è chiaro che ciò che l’ufficio stampa o il digital pr specialist vogliono ottenere coincide con la pubblicazione di un articolo per il proprio cliente.

Non vogliamo di certo mascherare questa intenzione (è il nostro lavoro, in fondo).

Quello che è fondamentale, però, è tenere in considerazione – costantemente – anche la prospettiva altrui, del giornalista.

Il giornalista, infatti, ha come unico obiettivo quello di offrire ai lettori della testata per la quale scrive dei contenuti che possano essere mediaticamente interessanti e utili. 

Se si seguono queste linee guida (contenuti informativi, mediaticamente interessanti e approccio collaborativo con i giornalisti) e si alimenta con continuità la consapevolezza di dover rivestire non il ruolo di “pubblicitario”, ma il ruolo di “ponte di informazioni” tra azienda e giornalista, è possibile ottenere pubblicazioni importanti in maniera completamente organica (senza ricorrere all’acquisto di spazi).

Se siete curiosi di scoprire quali sono le strategie specifiche che hanno permesso alla nostra agenzia di ottenere articoli su testate di rilievo in maniera totalmente gratuita e di analizzare alcuni casi studio reali, vi consiglio di dare un’occhiata a questo PDF: https://digitalpr.pro/pdf-casi-studio-pr/.


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