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Informing people, persuading people, or integrating people with people”: sono questi, secondo Edward L. Bernays, nel libro “Public Relations”, i tre elementi essenziali delle pubbliche relazioni. E ancora: “We could achieve three objectives: 1. change these opinions and attitudes, 2. reinforce them, or 3. create opinions and attitudes where none existed” scriveva Harold Burson nel libro “The Business of Persuasion”, sempre facendo riferimento al mondo delle PR.

Non siamo di fronte a una scienza esatta. Non esiste una definizione assoluta.

Ma sicuramente, quando parliamo di pubbliche relazioni, e nello specifico se facciamo riferimento alle media relations, ci troviamo nel campo di una forte responsabilità.

Della consapevolezza di rivestire un ruolo che ci vede, in parte, responsabili di ciò che viene comunicato a un’ampia fetta di pubblico, su media autorevoli, che hanno un peso dal punto di vista dell’influenza delle opinioni. 

Cura, dettaglio, attenzione, precisione, osservazione: responsabilità significa anche attivare questi ingredienti, facendo in modo che tutti abbiano lo stesso peso. E in questo lavoro, che mette al centro le PR e le Media Relations, questo approccio non solo è importante, ma è vitale.

We need to prepare ourselves for the possibility that sometimes big changes follow from small events, and that sometimes these changes can happen very quickly” scrive Malcolm Gladwell in “The Tipping Point”, senza legarsi precisamente alle PR, ma possiamo ritrovare un collegamento solido anche con la sfera delle media relations, perché sì, nulla deve essere sottovalutato in questo mestiere.

Da un semplice comunicato stampa, da una semplice comunicazione data alla stampa anche solo tramite una mail, si possono innescare dei meccanismi che portano quella notizia sui media più visibili, arrivando a porre le basi per una “cascata mediatica” (positiva o negativa, certo).

Responsabilità. 

Comunicare con i media presuppone un deciso e ferreo senso di responsabilità.

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L’improvvisazione, l’approssimazione, il “possono farlo tutti” sono concetti e atteggiamenti estremamente lontani da questo mestiere (se si aspira a raggiungere una forma di eccellenza, senza restare ancorati a uno strato di mediocrità).

Qualcuno potrà dire: “ma è semplice”.

Sì, per un vero professionista, è vero, può essere semplice. Ma semplice non significa facile. La semplicità, spesso, è figlia di un percorso complesso, tortuoso, di una profondità in continua esplorazione. 

Chi rende “semplice”, all’apparenza, questo lavoro, senza cadere in un metodo dozzinale, poco elegante e per niente efficace/utile, è perché è arrivato a padroneggiarlo così tanto, da non avere la necessità di complicarlo inutilmente.

Consapevolezza e senso di responsabilità sono due anelli imprescindibili delle PR e delle Media Relations. 

Vanno allenati, coltivati, nutriti, continuamente.

E devono riflettersi in ogni riga di un comunicato stampa, in ogni oggetto di ogni mail inviata a un giornalista, in ogni virgolettato, in ogni titolo.

Avere la possibilità di comunicare con i media, raccontando anche storie di imprese, mettendole sotto i riflettori, è un privilegio. C’è il giornalismo, ci sono la narrazione e l’ascolto, c’è l’analisi, ci sono la scrittura e l’intuizione: un mestiere dal fascino inopinabile, che è in grado di fondere competenze, approcci e attitudini incredibilmente diversi.