Articolo di Carlo Occhinegro

Attivare un’azione di Digital Pr vuol dire raccontare la propria storia ai media e per farlo è necessaria una strategia studiata e costruita su misura sul brand. 

Si costruisce un percorso adatto ad incontrare gli obiettivi prefissati e che mostri qual è il vero vantaggio competitivo dell’azienda così da avere chiaro in mente quali sono gli elementi che bisogna veicolare attraverso la costruzione di un comunicato stampa generale, che racconti la storia e i punti di forza di un’impresa.

Tuttavia, non è raro per il Digital Pr Manager ritrovarsi in riunione con un cliente che preferisce focalizzarsi su un elemento sì importante, ma che non deve essere inserito come ingrediente principale all’interno di una nota stampa: i competitor. 

Trovare il proprio vantaggio competitivo vuol dire presentarsi al meglio ai media

Un brand ha bisogno di sapere perfettamente cosa lo distingue dagli altri non solo in termini di prodotto e di servizio, ma anche di gestione del personale, di processi di produzione, di partnership stipulate, di storia finanziaria e del percorso che lo ha portato ad essere ancora vivo e attivo nell’ecosistema economico e imprenditoriale. 

Molto spesso si utilizzano le parole “leader di mercato”, “numero 1” e simili perché non ci si rende conto quale sia davvero il valore e il vantaggio che si vuole veicolare. 

Perché è quello l’aspetto che interessa di più ai media: sapere qual è il vero valore aggiunto del brand, quali sono le caratteristiche che lo distinguono dagli altri e una volta capito e “tradotto in notizia” (questo è il compito del Digital Pr Manager), bisogna valorizzare quell’elemento all’interno di un comunicato stampa che non celebri solamente, ma che sottolinei ciò che rende l’azienda unica nel suo genere.

Chi sono i tuoi competitor? 

Il passo successivo potrebbe essere capire qual è il racconto dei competitor: su quali elementi hanno concentrato la loro comunicazione? Quali sono, invece, le aree lasciate scoperte? 

Ma è necessario fare un passo indietro: chi sono i competitor?

Le situazioni sono spesso due, totalmente opposte l’una a l’altra. C’è chi risponde “Non abbiamo competitor!” – che non è mai vero, perché anche se il servizio è innovativo e unico nel suo genere, bisogna pensare ai competitor indiretti, coloro che un giorno potranno inserire quel prodotto o quel servizio nel loro portafoglio – e c’è chi invece conosce bene quali sono i propri competitor, ma se ne preoccupa un po’ troppo perché “Facciamo la stessa cosa.

Non è impossibile che questo possa accadere, ma non è nemmeno totalmente vero: tutte le agenzie di comunicazione abbracciano un portfolio simile di servizi, è il loro dettaglio distintivo che spinge un cliente a preferirne una piuttosto che un’altra. 

Ed è così anche per quelle aziende così simili nell’offerta, ma che in realtà sono divise da differenti elementi distintivi che devono essere il core del comunicato stampa e di tutte le comunicazioni a venire. 

L’analisi dei competitor: conoscere la loro storia via media vuol dire valorizzare il proprio comunicato stampa

Lo step finale prima della scrittura del primo comunicato stampa, quello evergreen che racconta la storia dell’azienda che dovrà essere aggiornato nel tempo, è analizzare la comunicazione dei competitor. 

Si trova in questo secondo passaggio la certezza di aver trovato il vero elemento distintivo dell’azienda di cui dobbiamo parlare: analizzare quali sono i punti di forza dichiarati dai competitor è un’ottima mossa per valutare i propri e per dargli più risonanza in caso dovessero essere, dati alla mano, migliori. 

Studiato il modo in cui gli altri si sono presentati al mondo dei media allora si potrà puntare su tutti quegli elementi che davvero dimostrano quanto sia di valore la scelta di un brand piuttosto che di un altro. 

Ed è estremamente importante sia per l’azienda che per il Digital Pr Manager che avrà cura di parlare ai media del suo cliente, avere ben chiaro quali sono i reali punti di forza del brand, così da evitare quelle frasi come “leader di mercato” che sono un invito per i giornalisti ad ignorare o cestinare quell’email. 

Articolo di Carlo Occhinegro